Ricordando i Trii Vocali
Notizie su Funaro dal sito
iagerdeportazione.org
Regione di cattura: Lombardia
Mariuccia e Rosetta Nulli
Mariuccia:nata nel 1922
Rosetta:nata nel 1918
Intervista del: 05.11.1996 a Brescia
TDL:n. 127 durata: 148’ circa
Arresto:a Iseo (BS) il 12.09.1944
Carcerazione:a Verona al Palazzo INA
Deportazione:Bolzano
Liberazione: Bolzano: Mariucciainizio marzo 1945
Rosetta 29 aprile 1945
Nota sulla trascrizione della testimonianza:
L’intervista è stata trascritta letteralmente. Il nostro intervento si è
limitato all’inserimento dei segni di punteggiatura e all’eliminazione di
alcune parole o frasi incomplete e/o di ripetizioni.
D: C'era una canzone che voi cantavate nel campo?
Mariuccia: Sì, c'era una canzone che era il rifacimento di una canzone di moda.
Il rifacimento delle parole.
Rosetta: L'aveva fatta Funaro, lei non ha mai sentito parlare di Funaro? Era
un… aveva delle orchestre.
D: Importanti?
Rosetta: Importantissime.
D: Ed era anche lui un deportato lì con voi?
Rosetta: Sì, era un ebreo.
Mariuccia: Sì, è partito in ottobre, in mutande.
Rosetta: No, in novembre, forse.
Mariuccia: Sì, insomma, una delle prime partenze, completamente in mutande.
Rosetta: E allora noi con Funaro, con grande ira delle guardie, lui Funaro si
nascondeva nella nostra cella, ti ricordi? Veniva e si nascondeva in modo che lo
avvisavamo quando c’era una guardia, lui si metteva dietro un castello e
stava lì ad aspettare, e poi noi lì delle celle ad un certo punto ci mettevamo
insieme, lui ci dirigeva e cantavamo la canzoncina.
D: E com’era questa canzone, ve la ricordate?
Rosetta: Sì, sì.
Mariuccia: Era una canzone che nella realtà diceva: “Tutto passa e si scorda,
tutto deve finir, è partito il mio amore” qualcosa di simile.
Rosetta: E invece la parodia era: “Tutto passa e si scorda, tutto deve finir, se
verrà l’armistizio, ce ne andremo di qui”. Della tuta con croce, un pacchetto
farem”
D: Va avanti, però!
Mariuccia e Rosetta: Ed ai repubblichini, volentier la darem. Proveranno la
sveglia, delle cinque al mattin, proveranno il buiolo, proveranno il frustin. Non
ve n’è più di tedeschi, fame non avrem più, scorderemo l’appello, se torniamo
laggiù. Fine.
D: Non vi hanno mai scoperte a cantare?
Mariuccia: Sì, ci picchiavano nella cella col calcio del fucile.
Rosetta: Ma guardi che questa era una roba da bambini, eh? Lei ci fa fare…
Mariuccia: Ma la cantavano tutti.
D: Non è una cosa da bambini, aveva un significato. Era molto eversivo dentro
lì.
Mariuccia: Sì, però, era molto eversivo, però se lei si mette in un posto con
tremila o quattromila persone che vanno in giro canticchiando così, magari in
cinque o sei, poi quando arriva la guardia tedesca smettono, cosa vuol fare?
Non era proibito né ridere né canticchiare. Se uno aveva la forza di farlo. E poi
comunque si cantava sottovoce.
Rosetta: Aveva un profondo significato. Poi loro forse non capivano.
Mariuccia: Non è che si facessero i cori.
Rosetta: No, ma Mari, non proprio sottovoce perché cantavamo in dieci, dodici
persone, e quelli che non potevano uscire dalla cella cantavano dal buco, dallo
spioncino.
D: Quindi si era diffusa subito questa canzone?
Mariuccia: Sì, ma era una canzone praticamente molto in voga in Italia, allora.
Io le parole della canzone reale non le ricordo, però è facile trovarle.
Rosetta: E penso che l’avesse scritta lo stesso, l’avesse composta lo stesso
Funari.
Mariuccia: Funaro? Può darsi.
Rosetta: Ho detto Funari? Per l’amor di Dio, mi correggo: Funaro.