
Rosetta: E invece la parodia era: “Tutto passa e si scorda, tutto deve finir, se
verrà l’armistizio, ce ne andremo di qui”. Della tuta con croce, un pacchetto
farem”
D: Va avanti, però!
Mariuccia e Rosetta: Ed ai repubblichini, volentier la darem. Proveranno la
sveglia, delle cinque al mattin, proveranno il buiolo, proveranno il frustin. Non
ve n’è più di tedeschi, fame non avrem più, scorderemo l’appello, se torniamo
laggiù. Fine.
D: Non vi hanno mai scoperte a cantare?
Mariuccia: Sì, ci picchiavano nella cella col calcio del fucile.
Rosetta: Ma guardi che questa era una roba da bambini, eh? Lei ci fa fare…
Mariuccia: Ma la cantavano tutti.
D: Non è una cosa da bambini, aveva un significato. Era molto eversivo dentro
lì.
Mariuccia: Sì, però, era molto eversivo, però se lei si mette in un posto con
tremila o quattromila persone che vanno in giro canticchiando così, magari in
cinque o sei, poi quando arriva la guardia tedesca smettono, cosa vuol fare?
Non era proibito né ridere né canticchiare. Se uno aveva la forza di farlo. E poi
comunque si cantava sottovoce.
Rosetta: Aveva un profondo significato. Poi loro forse non capivano.
Mariuccia: Non è che si facessero i cori.
Rosetta: No, ma Mari, non proprio sottovoce perché cantavamo in dieci, dodici
persone, e quelli che non potevano uscire dalla cella cantavano dal buco, dallo
spioncino.
D: Quindi si era diffusa subito questa canzone?
Mariuccia: Sì, ma era una canzone praticamente molto in voga in Italia, allora.
Io le parole della canzone reale non le ricordo, però è facile trovarle.
Rosetta: E penso che l’avesse scritta lo stesso, l’avesse composta lo stesso
Funari.
Mariuccia: Funaro? Può darsi.
Rosetta: Ho detto Funari? Per l’amor di Dio, mi correggo: Funaro.