Il Discobolo
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Museo Virtuale del Disco
Joe Sentieri
Joe Sentieri si chiamava in realtà Rino Luigi Sentieri.
Cantante e compositore (Genova, 03/03/1925
Pescara 27/03/2007). Figlio di un emiliano e di una
slava emigrati a Genova, a sei anni conosce già le
romanze di Giacomo Puccini. A otto anni,
accompagnato da un amico che suona la fisarmonica,
canta sui ponti delle navi e nelle bettole. Poi acquista
un mandolino e si mette a strimpellare Che gelida
manina agli angoli delle strade.
Portate a termine le scuole commerciali fra mille ristrettezze, fa mille mestieri.
Sognando di diventare cantante lirico, impara a suonare la fisarmonica e la chitarra e
la sera, per duemila lire, canta nelle taverne di Via Gramsci.
La domenica dipinge e i genitori, con molti sacrifici, lo iscrivono all'Accademia di
Belle Arti. Alla morte del padre abbandona i pennelli per i sacchi di carbone che
scarica dalle navi ogni mattina all'alba.
Nel 1944, l'amico Giorgio Calabrese è innamorato di una certa Maria Castaldi e prega
Rino di farle una serenata, ma sarà proprio il cantante a sposarla nel 1954.
Nell'immediato dopoguerra forma un'orchestrina che gli permette di cantare in night e
alberghi più eleganti.
Una sera viene notato dall'armatore greco Keussenglon, proprietario di cinque
transatlantici, che lo scrittura immediatamente. É così che nel 1947 si imbarca
sull'Atlantic. Durante un'esibizione con il mare grosso, per non cadere dalla pedana,
spicca un salto alla fine della canzone che il pubblico applaude come una trovata
originale e divertente. L'esperimento, ripetuto in altre occasioni, suscita puntualmente
un tale entusiasmo che Sentieri adotta quell'espediente come stile, fino a passare alle
cronache della musica leggera come “il cantante del saltello”.
Sulle navi cambia il nome di Rino in Joe, arricchisce il suo repertorio con numerosi
successi internazionali e modernizza la voce sui modelli dei cantanti americani,
assumendo uno stile aggressivo dai toni aspri e singhiozzanti. Canta in inglese,
italiano, francese, spagnolo, tedesco e, all'occorrenza, in genovese, napoletano,
siciliano e romano.
Nel 1949 diventa famoso a New York; scritturato a lungo dalla rete televisiva Cbs, è
il primo cantante bianco che si esibisce al Paradise di Harlem, dove per il colore dei
suoi capelli, lo presentano come l'<angelo rosso>. Cantando Anema e core,
Munasterio 'e Santa Chiara e Luna rossa, guadagna anche cento dollari al giorno, ma
in tasca gli resta ben poco per la vita da nababbo che il suo manager lo costringe a
condurre a scopo pubblicitario.
Preso dalla nostalgia, nel 1952 torna a Genova con un bel gruzzolo e apre un albergo
sulla riviera Ligure. Gli affari vanno presto a rotoli e qualche mese più tardi si ritrova
a cantare su una nave che fa rotta fra il Canada e l'Inghilterra. Nel 1953 rientra in
Italia e, ingaggiato dall'orchestra di Corrado Bezzi, entra nel giro dei night alla moda.
Nel 1957 va in Argentina dove diventa un idolo. Il 22 dicembre del 1958, colto di
nuovo dalla nostalgia prende un aereo e la notte di Natale è a casa con il proposito di
non partire più. Rientra nell'orchestra di Corrado Bezzi che gli fa conoscere Carlo
Alberto Rossi. La notte della fine dell'anno perde la voce e deve sottoporsi a un
intervento chirurgico alle corde vocali. In capo a un mese è completamente ristabilito
e deciso a tentare il tutto per tutto pur di sfondare.
Nel 1959 diventa all'improvviso popolarissimo. Nel giro di pochi mesi vince il
Festival di Pesaro, Lucca, Cagliari e Taranto, si classifica secondo al Festival del
Musichiere, gira il film <Urlatori alla sbarra>, gli vengono assegnati il Disco d'oro, il
Juke-box d'oro, il Microfono d'oro e il Kaberlaba d'oro di Asiago, si piazza ai primi
posti della hit parade con Ritroviamoci e Milioni di scintille di Domenico Modugno,
un pezzo difficile e spigoloso, interpretato con somma bravura.
Dinamico, ricco di comunicativa, il sorriso accattivante, sul palcoscenico corre e si
agita mandando in delirio il pubblico. Il 1960 si apre con la vittoria a Canzonissima
con Piove. Un mese più tardi, con Wilma De Angelis, è al terzo posto al Festival di
Sanremo con Quando vien la sera e porta in finale É mezzanotte, con Sergio Bruni.
Entrambe le canzoni si piazzano nei posti alti della classifica e il fatto più curioso è
che Sentieri raggiunge la seconda posizione della hit parade con Libero, presentata
alla manifestazione sanremese da Domenico Modugno in coppia con Teddy Reno.
Nello stesso anno partecipa al Festival di Milano, alla Sei Giorni della Canzone, al
Festival del Musichiere e incide Welcome to Rome, la marcetta augurale di Zanfagna
e Vancheri, inno ufficiale delle Olimpiadi.
Al festival di Sanremo del 1961 entra in finale con Lei, una canzone di sua
composizione, su versi di Riccardo Pazzaglia, presentata con Fausto Cigliano.
Al Giugno della canzone Napoletana porta in finale 'Na musica, con Miranda
Martino, e presenta la divertente 'O lione, con Nino Taranto. In Francia vince il
premio Exodus.
Nel 1962 è ancora finalista al Festival di Sanremo con Cipria di sole, un brano molto
elegante firmato da Giuseppe Marotta e Salvatore Mazzocco.
Sentieri, tuttavia non sa amministrare il successo improvviso e clamoroso che sta già
voltandogli le spalle. Al Festival di Sanremo del 1963 non riesce nemmeno ad entrare
in finale. Poco dopo vince il Festival di Zurigo con Eternamente tu, ma è l'ultimo
guizzo di una favola breve e meravigliosa. Autore elegante e sensibile, è stato uno dei
primi cantanti a musicare le sue canzoni, ma sotto questo aspetto, purtroppo, non è
stato mai valorizzato come avrebbe meritato. Ha scritto un centinaio di canzoni, fra
cui Uno dei tanti , un pezzo molto toccante dai forti cenni autobiografici, la
bellissima e sconosciuta Ballata del cavallo, Quattro ragioni per non amarti, portata
al successo da Alain Barrière, Arrivederci Amore, 'a straniera, 'Na vota sola.
Enzo Giannelli