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Masseglia («Ma le mele-lle, le mele-lle / non so perché le mele-lle / non po-ppò, non
po-ppò / non posso digerirle-lle»), Vado in Cina e torno di Vittorio Mascheroni e Marf,
alias Mario Bonavita («Vado in Cin-Cin-Cina-Cin-Cin-Cina-Ci»), e Coccodé di Piero
Pizzigoni, cantata con Giacomo Osella («Cocco-cocco-coccodé»); periodiche riprese
del morbo si ebbero anche nel ’39, ad esempio nella versione del solo Trio di Danza
con me di Sciorilli e Giuseppe Rastelli, dove tornarono le parole senza senso («uabada-
badà-uabada-bba-dà»), e soprattutto nel ’40, con Tuli-Tuli-Pan di Maria Grever e Jack
Lawrence, testo italiano di Morbelli («Parlano d’amore i tuli-tuli-tuli-tulipan») e in Ti-
pi-tin di Grever e Michele Galdieri (1940), cantata con Gianni Di Palma ed Oscar
Carboni («Tipi-tipi-tin ohoh / tipi-tipi-ton ohoh»); ma nei motivi delle tre ragazze olan-
desi il virus tornò a manifestarsi anche in seguito.
Nel settembre 1940 fu inciso il famoso Ba… Ba… baciami piccina di Riccardo
Morbelli e Luigi Astore, che attestò come il morbo avesse colpito anche Alberto
Rabagliati: egli infatti cantava «Ba-ba-baciami piccina / sulla bo-bo-bocca piccolina /
dammi tanti-tanti baci in quantità / taran-taran-taran-taran-tatà», eccetera, e buona parte
di coloro che ascoltarono per la prima volta questo brano si chiesero se per caso il
grande Raba avesse inciso il motivo dopo aver salito di corsa quattro piani di scale.
Vennero contagiati le Lescano e Rabagliati, poteva non subire la stessa sorte
anche Natalino Otto? Figuriamoci! Basterebbe ascoltare di suo, in quell’anno stesso, le
Tristezze di St. Louis di William Christopher Handy (testo italiano di Mauro), coi suoi
«birilla-llara lari-a lari-a» e simili invenzioni. O, del ’41, Birimbo-birambo di Sciorilli-
Panzeri-Rastelli. Nel ’42 “il re del ritmo” si superò coi molti «Fa-fa-fa si-si-si mi-mi-re-
do» in Natalino studia canto di Ottavio De Santis e Gorni Kramer, coi «Birimbo
birambo la-ri» in Natalino... canta! di De Santis e Romero Alvaro, gli «Oh-oh» e gli
«Ascolta ascolta» in Ripassando la lezione (Lungo il viale) e i «Lararalla-lla ritmo» di
Ritmo per favore, due brani di De Santis, Otto e Claudio Odino. Nel ’44 fu la volta dei
«Lari-a lari-a canta Natalino» in Ritmo per cinque di Tata Giacobetti e Luciano
Zuccheri, e nel ’45 dei «Mi mi mi so si / mi mi mi do si / mi mi mi si la / so si so si la fa
re si mi» ne La scuola del ritmo di Dampa e Panzuti, ovvero di Dante Panzuti, motivo
che l’anno seguente incise anche Rabagliati.
Ma il più ammalato di tutti – naturalmente, per colpa dei suoi autori – fu Ernesto
Bonino. Un caso quasi disperato, il suo: dopo i «Bum-bum leie» di Se io fossi miliona-
rio di Eugenio Calzia e Cram, alias Mario Ceirano, nel ’41, fu lui stesso, cinque anni
dopo, a confessarci, in A quindici anni di Kramer e Marcello Marchesi: «A quindici
anni dissi ba / a sedici anni dissi be / ed a diciotto, con l’aiuto della zia, / dopo lunga
malattia, dissi ba-be-bi / ba-be-bi / ba-be-bi // A ventun anni dissi bo / ma faticando
anzichenò. / Ed a trentuno / senza aiuto di nessuno / non ricordo come fu / dissi ba be
bi, bi bo bu, bu bu bi bo bu» [
https://www.youtube.com/watch?v=OOpel_a1Z4s
].
Povero Ernesto! Come abbiamo visto, colpito dal morbo fin dalla nascita, se egli
durò molta fatica per superare l’handicap della balbuzie, per fortuna riuscì finalmente a
‘sbrigliare’ la lingua, e lo fece in modo così meraviglioso che... diventò, appunto, Er-
nesto Bonino.